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Grotta di Polla

Grotta di Polla 02.03.08 siamo in nove. Ho iniziato più volte questa relazione descrivendo il percorso fatto e inciampando nel labirinto di parole che servono per descriverlo. Alla fine penso sia inutile descrivere un rilievo già fatto ( B. Davide tra il ’56 e il ’62).  Quello che mi colpisce di questa cavità non è la sua (palese) diversità rispetto alle “solite” grotte verticali alle quali siamo abituati, pozzo, meandro, pozzo, pozzo, o si scende o si sale!  A volte si esce un po’ bagnati e magari credendo di conoscere il fango, di averlo incontrato. Quello che mi ha lasciato è una sensazione. La grotta di Polla è praticamente orizzontale se non per le pendenze assunte dal suolo quando incontra le fratture che l’attraversano in più punti (3). I suoi vasti ambienti sono bui; le pareti qua e là ornate da qualche bella colata, le stalattiti ancora “giovani”, qualche eccentrica e un angolino ricco di splendide cannucce contrastano con il nero che avvolge mentre si sprofonda ad ogni passo nel mare di fango. Impossibile percorrerla senza rendersi conto che qui, come alle Crive, si riversavano le acque del più grande polje estinto del meridione. Arriviamo alla Caverna del Baldacchino, una sala lunga un centinaio di metri il cui fondo è interamente (e non nella parte pianeggiante!) ricoperto da metri (!) di depositi fangosi. Sembra di galleggiare in questa marea scura e invece si inizia a sprofondare fino alle ginocchia e si continuerà a farlo fino al fondo. Le battute sul togliersi il fango  dalla tuta quando è possibile si sprecano. Saliamo e scendiamo attraverso collegamenti che portano verso il ramo principale. Finalmente (!) alla Caverna del Tuono  dietro alcuni massi da crollo,  un pozzo stimato una decina di metri. Si fa un armo naturale, scende Vittorio. Sotto qualcuno c’è già stato ci sono le impronte… nel fango. Un meandro, gira, si ricollega. Tutto in questa grotta si intreccia. Si riparte, direzione fondo. Fango, affondi, riparti, scivoli, pattini. Sala delle Piramidi (dove sono?). Mentre Vittorio rivisita un risalita fatta dal GS CAI Napoli Pino scende uno stretto scivolo…fangoso e conferma il verdetto del rilievo. Torna Vittorio, l’armo trovato è alquanto malandato e al primo frazionamento ha deciso di non rischiare. L’armo è da rifare ma tirare fuori il trapano…. I bloccanti e il discensore sono una massa informe. Si decide di uscire. Siamo ormai perfettamente mimetizzati con l’ambiente che ci circonda, ci si “lava” in una pozza fangosa lungo la via del ritorno per poi continuare tra sprofondamenti e scivolate. Si esce pensando solo a lavare la roba al fiume.  Ma ora, ripensandola….è uno spettacolo. Affascina trasportandoti come quelle acque che l’attraversavano e che non puoi non “sentire” quando la percorri. Possibilità esplorative ci sono, difficoltà tecniche (si armano i pozzi di fango!?) pure.  Ok ci si torna?!                                                                                                                                                                                                                      

Scritto da laura  - Vedi il rilievo e le foto

Trovato nuovo ingresso sugli Alburni

Descrizione Geomorfologica.

L’ inghiottitoio si apre ad una quota di circa 720 m s.l.m., a NNE del centro abitato di Corleto Monforte, in località Cavano, lungo il Torrente impostato nel V. ne Scuro.La dolina, oggetto di studio da parte del Gruppo Speleologico Vallo di Diano, si presenta come uno sprofondamento della sede fluviale e quale ne occupa intera la sezione, il torrente che la alimenta nasce dalla confluenza di numerosi rivoli che, dalla località Saccosiello, a circa 3,5 Km a E dell’inghiottitoio ed una quota di 1050 m s.l.m., confluiscono a circa 3 Km O nella fiumara di Corleto ad una quota di 400 m s.l.m. L'intero percorso del torrente è di circa 7 km ed ha un tracciato inizialmente quasi rettilineo, orientato lungo un asse SE-NO,  poi, proprio in prossimità del punto oggetto di indagine, converge in maniera tortuosa verso SSO, sino a raggiungere il suo punto di recapito finale nella fiumara di Corleto. Una stima approssimativa, valutando gli spartiacque superficiali, indica l’estensione del bacino idrografico a monte della dolina, di circa 600 ettari, all’interno del quale esistono diversi punti di assorbimento dovuti a depressioni morfologiche. Le acque migrano verso valle attraversando terreni di diversa natura, sia calcarea che argilliso-sabbiosa, il letto del fiume è caratterizzato dalla presenza di ciottoli poligenici de eterometrici, ben arrotondati che indicano l’estrema variabilità dell’energia del corso d’acqua.

Descrizione del sito e sue caratteristiche.

L’ingresso è costituito da un pozzo verticale di raggio 4 m e profondità di circa 8 m, impostato su un presunto piano di faglia orientato in direzione circa NNO-SSE, al fondo del pozzo è visibile una fessura beante, larga 15-20 cm ed alta circa 2 m, che occulta una possibile prosecuzione delle esplorazioni, ma che al contempo drena la totalità delle acque di ruscellamento, del sovrastante torrente. Solo raramente, in occasione di piene eccezionali, parte della massa d’acqua incanalata nel V. ne. Scuro, riesce a superare l’inghiottitoio, ormai saturo, e proseguire il suo cammino lungo Campo del Sordo, verso Costa dell’ Elce, zona di recapito finale in cui si immette nella fiumara di Corleto. Al momento della perlustrazione, la fessura a fondo foro non dava segni di passaggio d’aria ne in entrata ne in uscita, c’è da considerare che, appena 15 giorni prima del sopralluogo, l’ingresso era impedito dalla presenza di acqua, la quale ha probabilmente saturato dei sifoni impedendo il passaggio dell’aria

Scritto da Galileo - vedi le foto

Trovata discarica in grotta

Piccola cavità rilevata a circa 100 m. sulla sinistra dall’incrocio che da Teggiano porta al Santuario di S Michele.L’ingresso alto 1,20 m. e largo2,40 m. direzione…….. si affaccia su di uno scivolo con pendenza di 20° che dopo 6 m. cade in verticale per altri 4 m.. L’antro dall’ingresso si amplia velocemente raggiungendo una larghezza massima di 7 m. ed un’altezza di 15. Alla base dello scivolo iniziale il pavimento diviene pianeggiante e la cavità si chiude con un restringimento di 1,20 m. di altezza e 1,30 m. di larghezza, sviluppo dall’ingresso 22m.. La particolarità di questa cavità non è purtroppo la presenza di spettacolari “ giochi di pietra” o forme fantasiose ma di uno spettacolo inaspettato benché temuto. Dallo scivolo iniziale e su tutto il pavimento alla base i rilievi sono stati approssimativamente presi considerando l’incredibile deposito di rifiuti presente.La varietà di questi è la più disparata, si va dai residui solidi indifferenziati, alla plastica, ai residui ferrosi (frigoriferi, stufe, passeggini, sedili d’auto, …) e tutto l’immaginabile se non oltre per uno spessore approssimato di alcuni metri ed in continuo aumento visto che, palesemente, sembra essere una discarica “ben funzionante”.Che dire! Retorica sulle problematiche ambientali dell’inquinamento? Analisi delle motivazioni (?) di un tale comportamento? Nella fretta di ripulire il proprio “orticello” prevale la stupidità di chi abitualmente affronta i propri problemi preferendo nasconderli

Scritto da Laura - vedi le foto

Alta via del Cervati e degli Alburni 

Il progetto di ripristino e  realizzazione della sentieristica di un percorso di circa 115 km. ad opera del GET consentirà di congiungere, in 6 tappe (Pertosa –Sanza e viceversa), gli Alburni al Cervati attraversando punti particolarmente suggestivi e di notevole interesse naturalistico. Le escursioni permetteranno anche a chi non è appassionato del mondo ipogeo di venirne in contatto percorrendo sentieri che toccano alcuni dei più suggestivi siti di interesse speleologico come sul Cervati la zona dei Gravettoni, la  Nevera e l’Affonnatore di Vallivona o sugli Alburni la zona dei Campi di Cerabona, la Grotta dell’Acqua, il Parchitiello, di poter osservare le caratteristiche manifestazione geomorfologiche insite nel carsismo. Anche l’interazione tra i vari Comuni e Amministrazioni che partecipano al progetto crediamo possa essere un primo  passo  per stimolare l’attenzione verso un territorio così importante: il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

 

IL GSA è affiliato alla Società Speleologica Italiana